2009 - Cancro del seno


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2009 - Cancro del seno

Messaggioda admin » mar 10 nov 2009 16:48

La dott.ssa Katharina Buser, Clinica Engeried, Berna, risponde alle vostre domande:


Le presenti risposte sono una presa di posizione di carattere generale. Non si può infatti sostituire la consulenza personale con il parere di uno specialista qualificato in medicina. Se in un articolo vengono citati determinati medici, impianti terapeutici o prodotti, ciò non avviene a titolo di pubblicità o di raccomandazione, ma va inteso semplicemente come accenno ad altre fonti informative.

Alcune domande e risposte sono state tradotte in un’altra lingua nazionale. Se dovessero sorgere domande o ambiguità, favorite rivolgervi alle consulenti specializzate della Linea cancro. Numero gratuito 0800 11 88 11 oppure e-mail helpline@krebsliga.ch



Domanda di Peter Mo:
Buongiorno, nostra figlia (ventenne) aveva un tumore al seno (2 cm), il quale le è stato asportato operativamente e analizzato in laboratorio. Grazie al cielo sembra che esso sia benigno! Tuttavia, siamo sempre un po’ preoccupati per il fatto che i nodi linfatici sotto l’ascella erano e sono tuttora molto gonfi (essi presentano la grandezza di un uovo di gallina!). La ginecologa insiste affinché essi vengano asportati definitivamente per escludere un eventuale "rischio residuo". Ora ci chiediamo perché parlare di un "rischio residuo", se il tumore è benigno?

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
Buongiorno PeterMo,
Per le donne il rischio di ammalarsi di cancro del seno aumenta a partire dai 40 anni. Le donne di età inferiore ai 30 anni sono raramente colpite da un tumore al seno. Dal punto di vista statistico bisognava quindi attendersi che il tumore al seno di vostra figlia non fosse altro che un’alterazione benigna, ciò che è fortunatamente stato confermato.
Ora nutrite qualche dubbio per il fatto che la ginecologa curante insista nondimeno sull’asportazione dei nodi linfatici molto ingrossati. Ciò per il seguente motivo: Dei linfonodi ingrossati già da lungo tempo lasciano generalmente presumere l’esistenza di una malattia,
ragione per cui bisognerebbe sempre chiarire l’origine del persistente ingrossamento.
Un’analisi istologica del tessuto prelevato rivelerebbe l’esistenza di un nesso con il tumore benigno del seno o la presenza di un’altra malattia. Consiglio pertanto a Sua figlia di farsi consegnare la documentazione medica e richiedere un secondo parere presso un noto centro di senologia (p.es. una clinica universitaria della Svizzera). Solo conoscendo l’istologia del tumore asportato e in base a una „impressione clinica“ dei disturbi di vostra figlia sarà possibile decidere circa l’opportunità o la necessità di procedere all’asportazione dei linfonodi ingrossati.


Domanda del signor H.R.:
Dopo la chemioterapia viene somministrato a mia moglie il farmaco Herceptin per la durata di un anno. Essa lo prende già da alcuni mesi e lo sopporta molto bene. Le chiediamo se tale prodotto può essere somministrato anche per un periodo più lungo, sperando così di ottenere maggior successo. Nello studio HERA la somministrazione di Herceptin viene osservata e analizzata anche per periodi di oltre due anni. Sembra inoltre che tale farmaco venga utilizzato ancora una volta in caso di cancro metastatico del seno.

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
Le informazioni sul farmaco Herceptin da voi ottenute sono corrette; nel corso dello studio HERA è stata analizzata la somministrazione dell’Herceptin per periodi di 12 e 24 mesi.
Dalla valutazione intermedia di tale studio è risultato quanto segue: Le pazienti sottoposte a un trattamento con il farmaco Herceptin per un periodo di 12 mesi hanno registrato un miglioramento del tempo di sopravvivenza libero da malattia (periodo dopo la terapia durante il quale non è accertato nessun tumore). Tuttavia, dopo una cura della durata di 12, risp. 24 mesi non è stato eseguito nessun confronto di dati. Ciò verrà però effettuato da parte dello studio HERA, che ne renderà noti i risultati a tempo debito. Sono queste le informazioni fornite dalla ditta Roche al fabbricante del farmaco Herceptin.
Le casse malati riconoscono le spese per la somministrazione dell’Herceptin durante un periodo di 12 mesi. Dei tempi di trattamento più lunghi verrebbero riconosciuti solo se si potrà comprovare un prolungamento della sopravvivenza (evidence based).


Domanda di Masha:
Buongiorno. Sono assai stupita e sconcertata vedendo la quantità di farmaci utilizzati per la terapia con antiestrogeni: (Megestat, Farlutal, Faslodex, Nolvadex, Tamoxifen, Arimidex, Aromasin). E’ un po’ come una lotteria indovinare il tipo di medicamento utilizzato dalle mie colleghe anch’esse colpite da tale malattia. Anche la stampa riferisce sovente in modo contrastante sul periodo durante il quale si dovrebbe ingerire il medicamento e sull’eventuale sostituzione con un altro farmaco dopo 2 o 3 anni. Potrebbe darmi Lei una spiegazione in merito o indicarmi eventuali opuscoli o link recanti delle descrizioni chiare e precise? La ringrazio! Masha

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
Buongiorno Masha,
Ci sono effettivamente diversi medicamenti che possono essere utilizzati per il trattamento antiormonale in caso di cancro del seno. Il Suo sconcerto è perciò comprensibile.
Il fatto di sapere quando e per quanto tempo viene utilizzato un determinato farmaco dipende dalla malattia stessa. Non esiste un opuscoletto a tal riguardo, ma vi sono delle direttive. Il link qui appresso contiene - sebbene in modo molto professionale - le direttive elaborate dal
St. Galler Brustkrebs-Konsensustagung 2009

Per la scelta della terapia antiestrogenica è importante osservare i seguenti criteri:
• l’età della donna prima o dopo la menopausa
• le caratteristiche del cancro, p.es. assuefazione ormonale e aggressività del tumore
• lo stadio della malattia all’atto del trattamento
• l’obiettivo del trattamento, adiuvante o palliativo
• le malattie esistenti, p.es. osteoporosi.

Bisogna sempre decidere individualmente per ogni singola donna quale farmaco dev’essere somministrato per un determinato periodo, nonché in quale momento si può sostituirlo con un altro medicamento.
In alcuni studi clinici si sta analizzando l’utilità di un prolungamento terapeutico da 7 a 10 anni. Per principio si raccomanda una terapia antiormonale quinquennale per le donne prima o dopo la menopausa. Tranne che per le analisi negli studi clinici, prima della menopausa non vengono somministrati alle donne degli inibitori dell’aromatasi (Arimidex, Aromasin).

Qui di seguito una breve ricapitolazione dei farmaci da Lei citati:

Donne prima della menopausa:
Nolvadex e Tamoxifene contengono entrambi la sostanza attiva tamoxifene e bloccano i recettori estrogeni del tumore.
Sempre che le ovaie non siano state asportate operativamente, e a seconda dell’età della donna, può essere somministrato, oltre al Tamoxifene, anche un cosiddetto analogo LH-RH.

Donne dopo la menopausa:
Anche in tal caso possono essere somministrati Nolvadex e Tamoxifene.
Arimidex e Aromasin sono nuovi farmaci. Essi fanno parte dei cosiddetti inibitori dell’aromatasi. Quest’ultimi impediscono la trasformazione in estrogeni dei precursori ormonali prodotti in modo naturale nell’organismo. Gli inibitori dell’aromatasi vengono poi impiegati come terapia adiuvante allorquando le ovaie cessano la loro produzione di estrogeni.
I primi tre medicamenti suindicati, ossia Megestat, Farlutal (entrambi gestageni) e Faslodex (antiestrogeno) sono impiegati per il trattamento palliativo in caso di cancro metastatico del seno in fase avanzata.


Domanda di Maria F:
La mia amica è probabilmente malata di cancro del seno. Siamo tutti molto turbati. Visto che Therese deve farsi asportare un nodulo dal seno sinistro, al momento attuale si pone innanzitutto la seguente domanda: come si presenterà il seno dopo l’intervento? Si può colmare tale "buco" con un trapianto o dovrà continuare a vivere con due seni diversi? Ella ha 41anni. Grazie per la Sua risposta. Maria F.

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
Buongiorno Maria F.
E’ comprensibile che siate molto turbati e che Therese abbia parecchie domande da porre in tale contesto. Oggigiorno il cancro del seno è fortunatamente una malattia ben curabile e la chirurgia ha fatto molti progressi negli ultimi 20 anni. Nella chirurgia del seno esistono due opzioni diverse:

Chirurgia conservativa (mantenimento del seno):
Il chirurgo asporta il tumore osservando la necessaria distanza di sicurezza. Per quanto possibile, egli modella in seguito il tessuto rimanente.
Visto che sulla maggior parte delle donne con cancro al seno viene oggi praticata la chirurgia conservativa, anche dopo tale operazione parziale è opportuno prevedere una protesi del seno adeguata alla situazione della singola persona (protesi parziale o compensativa
). Il taglio viene praticato in modo da ridurre il meno possibile il volume del seno. Per maggiori informazioni a tal riguardo, vedi l’opuscoletto
Le protesi del seno pag. 10

Asportazione chirurgica del seno:
Il chirurgo plastico asporta tutto il seno e ne propone la ricostruzione. Per maggiori informazioni sulle diverse possibilità di ricostruzione del seno, vedi l’opuscoletto
Un nuovo seno?
In caso di asportazione totale di un seno occorre talvolta adattare chirurgicamente anche l’altro seno. E’ importante sapere che, secondo le circostanze, la cassa malati non paga le spese di un intervento al seno sano. E’ pertanto opportuno che Therese ponga le sue domande al medico curante e al chirurgo plastico manifestandogli anche le sue apprensioni.

Domanda di saa:
Un mese fa è stato diagnosticato a mia madre (65 anni) un cancro del seno. Il tumore maligno (ca. 2,5 cm) è già stato asportato (con chirurgia conservativa) unitamente a circa 20 nodi linfatici. Di tutti questi era intaccato un solo linfonodo sentinella, gli altri no. Non sono state accertate delle metastasi. Il tumore è del tipo G3, il più aggressivo, se ho beninteso. Le è perciò stato raccomandato di sottoporsi a una chemioterapia (4 trattamenti ad intervalli di 3 settimane). A Suo avviso, è ancora necessario effettuare una chemioterapia? Mia madre soffre molto di questa situazione. Inoltre, anche la perdita dei capelli e i possibili malori la preoccupano parecchio. Grazie per la Sua risposta.

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
Capisco benissimo le preoccupazioni di Sua madre e la paura dei possibili effetti collaterali risultanti dalla chemioterapia. Tuttavia, in base alle informazioni da Lei fornitemi ritengo anch’io importante che Sua madre venga sottoposta a un trattamento chemioterapico. Soprattutto due dei criteri da Lei citati
sono determinanti per una cura di tal genere:
Il linfonodo sentinella era intaccato da cellule cancerogene e nel tessuto tumorale è stato accertato un modello di crescita molto aggressivo. Con la chemioterapia, vale a dire una terapia che agisce su tutto l’organismo, si riduce il rischio di recidiva. Un elemento importante per la scelta della giusta terapia sono anche le indicazioni sull’assuefazione ormonale del tumore nonché l’espressione Her2, alle quali non fate nessun riferimento nella vostra domanda.

Sua madre riceverà dei medicamenti contro la nausea e il vomito. Anche altri effetti collaterali della chemioterapia possono oggi essere leniti in modo soddisfacente. Se i farmaci non dovessero bastare è importante informare il medico curante.
Probabilmente la perdita dei capelli non potrà essere evitata. Nell’opuscoletto
La terapia antitumorale ha cambiato il mio aspetto. Sua madre troverà molti consigli e suggerimenti pratici. Anche la lega cantonale contro il cancro o la
Linea cancro l’aiuteranno volentieri.


Domanda di Tini:
Buongiorno. Nel mese di giugno 2009 sono stata operata al seno destro (chirurgia conservativa) e successivamente sottoposta a 33 sedute di radioterapia. Fortunatamente i nodi linfatici non sono stati colpiti. Visto che le mie cellule cancerogene reagiscono agli ormoni femminili, devo prendere, giornalmente, una pastiglia di Nolvadex e, mensilmente, farmi fare un’iniezione di Zoladex. Ora, soprattutto di notte, ho delle vampate di calore e riesco a dormire al massimo 2 ore di seguito. Dopo di che devo raffreddare il corpo e cercare di riaddormentarmi  Il mio medico curante mi ha prescritto dei sedativi, che non servono però a nulla contro le vampate di calore. Esiste qualche altro prodotto – non contenente ormoni femminili – per rendere più piacevole il sonno? Grazie per la Sua risposta.

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
Buongiorno Tini,
Siccome il Suo cancro del seno dipendeva dagli ormoni, dopo la radioterapia è stata sottoposta a una terapia antiormonale. Ciò provoca nel Suo organismo una mancanza di estrogeni, responsabile delle irritanti vampate notturne.

E’ possibile che i seguenti consigli possano esserle d’aiuto:
Cammini molto all’aria aperta, eviti il consumo di caffè, di alcole e di cibi molto speziati; per quanto possibile, porti un abbigliamento leggero anche nottetempo.
Il training autogeno, diverse altre tecniche di rilassamento o l’agopuntura possono pure apportarle un certo sollievo (chieda alla Sua cassa malati se contribuisce al pagamento delle spese per i trattamenti di agopuntura).
In alcuni casi aiutano anche i prodotti vegetali come ad es. il tè di salvia, la calla serpentaria o verga d’oro, i semi di lino, ecc.. Tuttavia, alcune piante contengono dei cosiddetti fitoestrogeni. Non conoscendo ancora l’effetto preciso di tali estrogeni vegetali si raccomanda prudenza alle persone malate di cancro del seno.

Le donne che soffrono molto per le irritanti vampate di calore possono ricorrere a degli antidepressivi, antipilettici o a un farmaco che abbassa la pressione sanguigna.
Gli antidepressivi svolgono un determinato ruolo sulla regolazione della temperatura corporea e possono quindi influenzare le vampate di calore. Anche i medicamenti per l’abbassamento della pressione sanguigna possono influire sulla temperatura corporea attraverso il sistema nervoso centrale. Tale cura è applicata soprattutto in caso di alta pressione sanguigna.
Anche nei farmaci antipilettici è stata accertata una certa efficacia contro le vampate di calore.
Tuttavia, tutti i trattamenti suindicati possono avere rilevanti effetti collaterali e rafforzare ad esempio altri disturbi causati dalla menopausa oppure influenzare l’efficacia del tamoxifene (Nolvadex) e persino ridurla. Si raccomanda di riflettere bene prima di utilizzare tali farmaci.
Le vampate notturne che si susseguono per lungo tempo limitando o disturbando il sonno compromettono notevolmente la qualità di vita. I sedativi che Le sono stati prescritti dal Suo medico non Le hanno portato alcun sollievo. E’ perciò importante che parli nuovamente con lui dei disturbi che l’assillano e che cerchiate assieme un metodo di cura più confacente.


Domanda di happy:
Nel mese di marzo dello scorso anno, all’atto di un controllo presso il «planning familial» sono stati accertati due tumori nel seno sinistro di mia figlia, ciò che fu confermato anche dall’Istituto di radiologia a Losanna. Nel mese di settembre è stato eseguito un controllo per verificare l’eventuale decorso della malattia; il caso non si era rivelato inquietante. Mia figlia ha improvvisamente l’impressione che la malattia stia progredendo (dolori, tumori più grandi) e gradirebbe rifare il test al più presto. Abbiamo cercato di fissare un appuntamento presso un ginecologo, ma inutilmente. I tempi di attesa sono al minimo di 3 mesi. Mia figlia non vuole più recarsi al «planning familial» (cattiva intesa con la rispettiva persona). Come dobbiamo procedere? L’Istituto di radiologia non accetta appuntamenti senza una prescrizione medica. Grazie della Sua risposta.

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
Gentile signora,
Purtroppo Lei non precisa né l’età di Sua figlia né il tipo di esami cui è stata sottoposta per la diagnosi dei due tumori nel seno sinistro. Un cancro del seno a meno di 30 anni è rarissimo; secondo l’età della paziente sarebbe pertanto opportuno effettuare degli esami diversi.
Siccome sembrate entrambe molto inquiete e non sarebbe apparentemente possibile fissare un appuntamento da un ginecologo prima di tre mesi, vi consiglio di mettervi in contatto con un centro di senologia, per esempio il Centro ospedaliero universitario vodese CHUV.
Trasmettetegli tutti i documenti e i risultati degli esami eseguiti presso il «planning familial». In base a quest’ultimi si potrà valutare la situazione e, dato il caso, far visitare subito Sua figlia da un ginecologo o da una ginecologa.


Domanda di Lily:
Salve, l’anno scorso mia suocera ha avuto il cancro al seno. Così è stata operata e ha dovuto sottoporsi alla radioterapia, ma non alla chemioterapia. I medici avevano detto che tutto era stato rimosso e che il tumore non aveva creato metastasi poiché era stato riconosciuto per tempo. Ora, dall’inizio di ottobre, ha dolori molto forti alla schiena e per questo è stata dall'ortopedico. Lì le è stato detto che la quarta vertebra presentava delle leggere fratture e che queste potevano essere dovute a metastasi del cancro al seno. Ora deve sottoporsi ad una spettroscopia di risonanza magnetica nucleare per controllare lo scheletro. Naturalmente ha molta paura ed è scioccata, visto che le era stato assicurato che tutto era stato rimosso nel modo più accurato, persino le ghiandole linfatiche delle ascelle. Queste ultime non erano neanche colpite dal tumore. Ora mi chiedo: è davvero possibile che si siano formate delle metastasi all’altezza della colonna vertebrale? Grazie per la sua risposta.

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
È comprensibile che si preoccupi per sua suocera e che lei abbia molta paura. L’attesa di una diagnosi è sempre un momento molto difficile.
Tuttavia, anche lei stessa ha scritto che al momento vi sono in corso diversi esami volti a scoprire le cause della frattura alla vertebra. Per questo motivo al momento non è possibile né confermare né escludere che la causa dei dolori alla schiena e della lesione della vertebra sia dovuta a delle metastasi. Solamente i risultati degli esami potranno mostrare se sussiste uno sviluppo di metastasi oppure se è stata un’altra affezione a provocare i disturbi.


Domanda di almi:
Salve, ho un cancro al seno con metastasi alle ossa e anche al midollo spinale. La mia oncologa sostiene che in un tale stato è possibile vivere ancora a lungo. Dato che dipendono fortemente dagli ormoni, mi viene somministrato l’Arimidex e ogni 3 mesi il Tretantone. Ora ho paura che i livelli del marcatore tumorale raggiungano di nuovo valori elevati. L’ultima volta, dopo avere osservato un valore pari a 7 e dopo avere pertanto osservato una pausa di 12 mesi, tale valore è balzato a 74 e 3 ghiandole linfatiche erano state colpite sull’altro lato. Così mi sono state asportate chirurgicamente. All’epoca prendevo ancora il Tamoxifen. La prima volta il tumore era visibile solo nella mammografia, persino nell’operazione non era possibile riconoscerlo. Si è anche sempre pensato che era a causa delle metastasi alle ossa che avevo dolori. Questi però erano presenti solo all’altezza della spalla e dopo la radioterapia erano scomparsi. Ora ho assunto 6 volte il Taxol e i valori del marcatore tumorale sono scesi da 74 a 29. Ora sto osservando una pausa.
Domanda: dovrò vivere sempre con la chemioterapia? È vero, inoltre, che le metastasi alle ossa possono essere trattate con successo tramite un’infusione di bisfosfonati 3 volte alla settimana, oppure si dovrebbe provare una cura basata unicamente sull’Arimidex? Ho piena fiducia nella mia oncologa…

Risposta della dottoressa Katharina Buser:
Buongiorno Almi,
purtroppo nella sua richiesta manca un pezzo di testo, ma spero di potere rispondere lo stesso nel migliore dei modi alla sua domanda.
In Svizzera, ad una donna della sua età e con una situazione di recidiva come la sua si raccomanderebbe un’asportazione chirurgica delle ovaie in combinazione con un inibitore dell’aromatasi, partendo dal presupposto che, vista l'età e la situazione, non abbia più il desiderio di avere figli.
Nel caso di metastasi alle ossa i bisfosfonati fanno chiaramente parte della terapia. Essi, infatti, contribuiscono alla stabilizzazione delle ossa ed impediscono o rallentano un ulteriore sviluppo di metastasi.
Discuta con il suo medico la terapia più adatta al suo caso. Le auguro ogni bene e molta gioia con l'equitazione.

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