2022 – Radioterapia oncologica


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2022 – Radioterapia oncologica

Messaggioda admin » mer 5 gen 2022 16:29

Avete domande sulla radiotherapia oncologica?
Cogliete l'opportunità e ponete le vostre domande ai nostri due esperti entro fine febbraio 2022:

  • Dr. med. Markus Notter, specialista in radio-oncologia, Lindenhofspital Bern
  • Fabiola In-Albon, infermiera specialista clinica in oncologia, clinica universitaria di radio-oncologia, Inselspital Berna
Trovate maggiori informazioni e il link per il formulario sulla Pagina iniziale del forum.

Le presenti risposte sono una presa di posizione di carattere generale. Non si può infatti sostituire la consulenza personale con il parere di uno specialista qualificato in medicina. Se in un articolo vengono citati determinati medici, impianti terapeutici o prodotti, ciò non avviene a titolo di pubblicità o di raccomandazione, ma va inteso semplicemente come accenno ad altre fonti informative.

Alcune domande e risposte sono state tradotte in un’altra lingua nazionale. Se dovessero sorgere domande o ambiguità, favorite rivolgervi alle consulenti specializzate della Linea cancro. Numero gratuito 0800 11 88 11 oppure e-mail helpline@krebsliga.ch

Cordiali saluti dalle moderatrici.

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Ipertermia o radioterapia?

Messaggioda admin » mer 26 gen 2022 14:09

Domanda di Andrea
Buongiorno dottor Notter,
sono malata di cancro del seno. Finora sono stata solo sottoposta all’operazione e a quattro cicli di chemioterapia. Il prossimo passo è la radioterapia. Ho però sentito che Lei pratica l’ipertermia. Mi può spiegare in che cosa consiste di preciso e se nel mio caso invece di una radioterapia potrebbe essere indicata un’ipertermia?
Grazie della risposta. Cordiali saluti,
Andrea

Risposta del Dr. med. Markus Notter, specialista in radio-oncologia
Buongiorno Andrea,
l’ipertermia è un metodo con il quale si surriscalda un tumore. La normale temperatura corporea di una persona è di 37° C. Nell’ipertermia, la temperatura viene innalzata in modo controllato tra i 39° C e i 43° C in una determinata regione o in tutto il corpo. Oggi sappiamo che le cellule tumorali sono più sensibili al calore di quelle sane. L’ipertermia può favorire la morte delle cellule del tumore, inibire i loro meccanismi di riparazione e nello stesso tempo attivare l’irrorazione sanguigna del tumore, il che comporta un aumento dell’effetto di una simultanea radioterapia o chemioterapia. Pertanto un’ipertermia si impiega di preferenza insieme a una radioterapia e/o una chemioterapia, poiché da sola purtroppo non è in grado di raggiungere l'efficacia desiderata. La combinazione di ipertermia e radioterapia diventa interessante quando la dose di radiazioni che si ha a disposizione è limitata, sia perché è già stata eseguita una radioterapia sia perché la zona adiacente e gli organi sani non consentono di erogare alte dosi di radiazioni, oppure quando la radiosensibilità del tumore è stata classificata da minima a bassa. Valgono considerazioni analoghe anche per la combinazione di chemioterapia e ipertermia.

Tecnicamente si distingue l’ipertermia del corpo intero da quella locale. L’ipertermia locale a sua volta si suddivide in superficiale e profonda.
L’ipertermia del corpo intero è relativamente impegnativa; l’obiettivo è scaldare il corpo a una temperatura da 39° C a un massimo di 40° C in modo da agire parallelamente a una chemioterapia e distruggere le metastasi nel corpo.
Un’ipertermia superficiale consente di trattare in modo mirato tumori e/o metastasi situati appena sotto la pelle, ad esempio in caso di recidiva locale di un cancro del seno che è già stato operato o sottoposto a chemioterapia, radioterapia o a una terapia antiormonale. Queste recidive possono essere molto difficili da trattare e in queste situazioni si è dimostrata efficace una combinazione di ipertermia e nuova radioterapia a bassa dose. Anche contro altri tumori superficiali si applica con successo questa combinazione, per esempio per i melanomi cutanei.
L’ipertermia profonda viene impiegata per i tumori situati in profondità nel corpo, come il cancro della vescica, della prostata o dell’utero, sempre in combinazione con una radioterapia e/o una chemioterapia.
Di norma il trattamento viene eseguito 1-2 volte alla settimana per un periodo di 3-6 settimane. In Svizzera, le indicazioni potenziali per un’ipertermia sono presentate e discusse in seno al tumor board dell’SHN (
swiss hyperthermia network ): questo garantisce una buona qualità del trattamento in centri riconosciuti.

Nella Sua situazione non raccomanderei la combinazione di ipertermia e radioterapia poiché le prospettive appaiono già molto buone con la sola radioterapia locale che Le è stata proposta. Un’ipertermia non porterebbe alcun beneficio aggiuntivo.

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La radioterapia può alleviare il dolore?

Messaggioda admin » lun 31 gen 2022 14:02

Domanda di Otto
Buongiorno, in quali situazioni la radioterapia può aiutare contro il dolore?
Grazie

Risposta del Dr. med. Markus Notter, specialista in radio-oncologia
Buongiorno Otto,
per prima cosa bisogna sapere qual è la causa del dolore.

1. Ci sono cause legate al tumore stesso: il dolore può essere provocato da metastasi – per esempio nelle ossa – o dalla compressione di un organo. In questi casi, una radioterapia mirata agisce molto in fretta ed efficacemente. Si parla di «radioterapia palliativa» e viene impiegata in particolare per:

  • ridurre le metastasi ossee. Il dolore può essere alleviato rapidamente e diminuisce il rischio di fratture spontanee delle ossa. Inoltre, migliora la mobilità riducendo anche la necessità di assumere potenti antidolorifici, che talvolta possono essere sospesi del tutto. La qualità della vita migliora nettamente;
  • altri possibili impieghi di una radioterapia palliativa, ossia:
  • rimpicciolire tumori che comprimono un organo e ridurre i sintomi;
  • rimpicciolire tumori primari o metastasi nel cervello, per alleviare i sintomi o recuperare funzioni cerebrali;
  • ridurre tumori dei polmoni o della trachea per prevenire o alleviare la difficoltà a respirare;
  • rimpicciolire tumori dell’esofago per migliorare la deglutizione;
  • arrestare emorragie causate da tumori.
La invito a discutere con il Suo medico in merito ai dolori esistenti o a quelli temuti e alle possibilità offerte dalla radio-oncologia.

2. Ci sono altre malattie oltre al cancro che possono provocare forti dolori invalidanti: per esempio un’artrosi, infiammazioni, ecc. In queste situazioni, molto spesso una radioterapia a bassa dose può dare risultati molto soddisfacenti, in particolare quando altre terapie non funzionano più o non sono praticabili. Purtroppo è un’opzione poco conosciuta al giorno d’oggi, malgrado la sua efficacia sia documentata da più di 100 anni. Le consiglio di discuterne con il Suo medico e di chiedere consiglio a medici specialisti in radio-oncologia.

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La radioterapia è dolorosa?

Messaggioda admin » lun 31 gen 2022 14:04

Domanda di Oliver
La radioterapia provoca dolore? Se sì: quando cessa il dolore dopo una radioterapia?
Grazie della risposta.
Oliver

Risposta di Fabiola In-Albon, infermiera SUP con specializzazione in area oncologica
Buongiorno Oliver,
le cellule tumorali si dividono in modo rapido e incontrollato. Sono cellule particolarmente sensibili a una radioterapia, che impedisce loro di dividersi e le condanna a morte. Questo sistema consente di arrestare o rallentare la crescita di un tumore.

La maggior parte delle volte la radioterapia viene eseguita dall'esterno. I raggi vengono indirizzati con precisione nel punto dove è localizzato il tumore e non altrove. L’effetto della terapia è quindi circoscritto alla regione del corpo irradiata. Una seduta di radioterapia dura solo pochi minuti e non provoca dolore.

I raggi carichi di energia non danneggiano solo le cellule tumorali, ma anche le cellule sane dei tessuti circostanti, il che può provocare effetti collaterali come una stanchezza persistente, irritazioni della pelle o delle mucose. Poiché il tessuto sano è in grado di ristabilirsi dopo la radioterapia, la maggior parte degli effetti indesiderati scompare una volta terminato il trattamento.

I seguenti effetti indesiderati possono essere dolorosi, ma esistono validi rimedi per trattarli:
  • reazioni cutanee simili a una scottatura solare. In alcune zone possono comparire lesioni aperte della pelle. L’équipe curante può prescrivere pomate e creme per alleviare il dolore;
  • irritazioni delle mucose della bocca, del naso, della gola e della laringe, che possono causare difficoltà di deglutizione e rendere dolorosa la masticazione. Anche in questo caso si può ricorrere a farmaci analgesici, tè o collutori;
  • irritazioni delle mucose addominali, che possono causare nausea e diarrea dolorosa. L’équipe curante può prescrivere medicamenti per trattare il problema.
La maggior parte degli effetti indesiderati scompare una o due settimane dopo la radioterapia. Tuttavia, la pelle può subire alterazioni permanenti e diventare più sensibile ai raggi solari. È importante proteggere bene dal sole la pelle sottoposta a radioterapia.
In ogni modo, nella maggior parte dei casi non è necessario ricorrere a farmaci analgesici.
Talvolta l’irritazione delle mucose e il dolore nella regione della bocca e dell’esofago possono durare più a lungo.

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Per quanto tempo durano gli effetti a lungo termine nel cancro della lingua?

Messaggioda admin » lun 7 feb 2022 10:36

Domanda di Alex
Buongiorno,
Nel febbraio 2021 mi è stato diagnosticato [un carcinoma] da papillomavirus localizzato nella parte inferiore della lingua. Dopo 3 chemioterapie e 33 radioterapie tra i mesi di aprile e maggio dello stesso anno non ho più segni di cancro. Soffro di effetti a lungo termine. Non sento più i sapori, non ho saliva o ne produco molto poca, acufeni sempre presenti, la stanchezza è difficile da gestire. Riesco comunque a lavorare al 50 %. La mia domanda è: riuscirò un giorno a ritrovare le mie sensazioni perdute?

Risposta di Fabiola In-Albon, infermiera SUP con specializzazione in area oncologica
Ha terminato il trattamento circa otto mesi fa. Anche se questo periodo può sembrare lungo, può trascorrere anche più di un anno prima di recuperare le sensazioni perdute.
Le terapie hanno danneggiato nervi e tessuti. Non esiste una ricetta generale contro questi disturbi. Spesso è necessario ricorrere a un trattamento individualizzato. Discuta con la Sua équipe curante per sapere se le ghiandole salivari possono essere ancora stimolate o se è meglio passare direttamente a sostituti salivari medici.
Qualche consiglio che può esserle utile:
- tenga la bocca e le labbra umide bevendo frequentemente piccoli sorsi d’acqua; in alternativa può umettare le labbra con una spugna o un panno umido;
- stimoli la salivazione con caramelle, gomma da masticare e bevande fresche. Anche la frutta acida stimola la produzione di saliva.

Nell’opuscolo
«Alimentazione e cancro» trova consigli su come gestire la perdita del gusto e la secchezza della bocca.
Alla stanchezza è dedicato l’opuscolo
«Senza forze», in cui a partire da pagina 28 sono descritti diversi modi per alleviarla.

Vari protocolli di trattamento dei sintomi si sono rivelati efficaci per diminuire gli effetti negativi degli acufeni e migliorare la qualità della vita in generale. Ne parli con il Suo medico di famiglia, il Suo oncologo o chieda consiglio a un otorinolaringoiatra.

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Per quanto tempo è necessaria la stecca per fluorizzazione dopo la radioterapia?

Messaggioda admin » gio 17 feb 2022 16:00

Domanda di N.S
Nel febbraio 2019 mi è stato diagnosticato il cancro della lingua. Operazione e radioterapia quello stesso anno. Dalla fine della radioterapia devo usare una stecca dentale con Mirafluor gel 1,23% per 5 minuti al giorno (per tutta la vita, secondo le informazioni ricevute a maggio 2019). Su questo punto i pareri dei medici divergono: c'è davvero bisogno di questa terapia per tutta la vita o è superflua?
Grazie mille!

Risposta di Fabiola In-Albon infermiera SSS, formazione specialistica superiore in oncologia
Buongiorno,
la radioterapia può ridurre notevolmente il flusso di saliva e portare alla secchezza delle mucose orali. Ciò può contribuire alla formazione della carie. Quindi è importante utilizzare una stecca dentale con gel al fluoro durante e dopo la radioterapia e curare costantemente la cavità orale.

Che sia è necessario farlo per tutta la vita dipende dallo stato dei denti e dal flusso salivare. Misure aggiuntive di questo tipo dovrebbero essere svolte fino a quando la salivazione non si è normalizzata e questo potrebbe richiedere un lungo periodo di tempo. Spesso, i danni ai denti dopo la radioterapia possono essere prevenuti dall'uso frequente e regolare di appositi prodotti al fluoro.

Dopo la radioterapia, i pazienti dovrebbero essere assistiti attentamente dal dentista o dall'igienista dentale. Questi specialisti possono decidere assieme a Lei se e per quanto tempo è ancora necessario l'uso della stecca per fluorizzazione.

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Effetti secondari e ricostruzione seno

Messaggioda admin » lun 21 feb 2022 16:46

Domanda di Barbara
Buongiorno
Sono una paziente oncologa di 50 anni e diagnosticato a luglio ‘21 un tumore al seno , triplo negativo, curato preventivamente colon chemioterapia , da poco terminata e con OTTIMO risultato di completa regressione, anche sui linfonodi.
Ora sono in procinto a gg di fare l’intervento di quadrectomia e poi mi prospettano radioterapia.

Quali effetti permanenti avrà sulla parte del seno trattato, potrò fare in futuro un intervento di mastoplastica additiva con protesi?

Limiterà la mia sensibilità percettiva del seno ?

Grazie mille
Buona gg

Risposta di Fabiola In-Albon, infermiera specialista clinica in oncologia
La radioterapia è impostata in modo tale da salvaguardare al meglio le cellule sane nella zona trattata e quindi ridurre al massimo il rischio di effetti indesiderati. Non tutte le donne tollerano la radioterapia allo stesso modo: vi sono donne che non lamentano nessun effetto secondario, mentre altre donne riferiscono uno o più effetti secondari. Inoltre, uno stesso effetto secondario può non manifestarsi in tutte le donne con la stessa severità. Gli effetti secondari possono insorgere durante la radioterapia, subito dopo o qualche giorno o settimana più tardi. Vi sono poi effetti tardivi che possono manifestarsi a distanza di mesi o anni dalla radioterapia. La maggior parte degli effetti secondari si risolvono spontaneamente o possono essere trattati, mentre altri persistono più a lungo o permangono. Possibili effetti secondari della radioterapia al seno sono: stanchezza, alterazioni cutanee (secchezza, arrossamento e infiammazione temporanei; cambiamento permanente della pigmentazione), cambiamenti a livello della grandezza, forma e capacità percettiva del seno e della mobilità della spalla, dolori al seno, linfedema (gonfiore dovuto a un ristagno di linfa). Problemi cardiaci e infiammazioni del polmone sono complicanze molto rare.

Non è possibile ricorrere alle protesi nei tessuti già radiotrattati. Tuttavia esistono alternative alla ricostruzione con protesi: la mammella può essere ricostruita con il grasso stesso della paziente (
lipofilling) oppure con lembi di muscolo e cute, i cosiddetti lembi miocutanei, prelevati dall’addome o dalla schiena. La ricostruzione del seno è parte integrante del percorso di cure. Chieda di essere indirizzata a un medico o una medica specialista in chirurgia plastica ricostruttiva del seno per un colloquio chiarificatore. A dipendenza dell’opzione chirurgica più indicata per Lei, il medico o la medica specialista in chirurgia plastica ricostruttiva del seno potrà esprimersi anche sulle probabili ripercussioni dell’intervento di chirurgia plastica ricostruttiva sulla capacità percettiva del seno operato.

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Radiazione cerebrale totale in caso di metastasi al cervello?

Messaggioda admin » gio 24 feb 2022 12:55

Domanda di Roxana
Salve,
sono preoccupata perché mia madre ha un cancro ai polmoni. Spesso ha mal di testa e talvolta va in confusione. Secondo i medici, ciò è dovuto alle propaggini tumorali nel cranio, che si possono vedere con la risonanza magnetica. Le hanno suggerito una radiazione cerebrale totale. Ma questo non ha effetti collaterali negativi? È già così stanca per la chemioterapia, a cosa serve irradiare tutta la testa?
Grazie

Risposta del Dr. med. Markus Notter, specialista in radio-oncologia
Buongiorno Roxana,
Capisco i Suoi timori. Sua madre è in trattamento per un cancro del polmone con metastasi cerebrali e accusa disturbi. Ora si tratta di aiutarla nel miglior modo possibile. Naturalmente, i possibili benefici di una terapia vanno sempre soppesati con attenzione assieme ai possibili effetti collaterali e allo stress di una terapia. Ciò vale in particolare quando non è più possibile ottenere una guarigione completa.

Se non si interviene a fondo, le propaggini nel cervello possono rapidamente avere effetti drammatici, a seconda della loro crescita, dimensione e posizione. Pertanto, quando è possibile bisognerebbe tentare una terapia. In questo caso, la radioterapia può apportare un grosso contributo. Spesso si possono eliminare sintomi quali disturbi della memoria, deficit funzionali come quelli della parola o del movimento ecc. Ciò ha un effetto positivo molto rapido sulla qualità di vita della persona interessata. Nel caso di focolai singoli o ridotti, si preferisce una radiazione localizzata delle metastasi, ossia una cosiddetta radiazione stereotassica. Nel caso di molte metastasi cerebrali accertate, viene utilizzata la radiazione cerebrale totale.

Se si possono irradiare solo singoli focolai, a volte non sono contemplati effetti collaterali. Generalmente, anche la radiazione cerebrale totale è ben tollerata e tra i principali effetti collaterali c’è la caduta dei capelli e un arrossamento temporaneo della pelle. Sul lungo periodo, si possono notare alcune limitazioni della memoria corta e talvolta anche dei rallentamenti delle capacità cognitive (percepire, ricordare, apprendere). Tuttavia, la maggior parte dei pazienti e dei loro familiari sono contenti se scompaiono i temibili effetti della metastatizzazione del cervello, perché sono spesso difficili da sopportare.
Sua madre avrebbe l’opportunità di essere lucida il più a lungo possibile e questo sarebbe un vantaggio. Sarebbe un bene se Lei potesse essere presente ai colloqui tra Sua madre e l’équipe curante, in modo da poter discutere tutti questi aspetti. Potrebbero essere affrontati anche i desideri di Sua madre.

Tuttavia, ogni paziente ha anche il diritto di rifiutare le opzioni terapeutiche e di optare per le migliori cure complementari possibili
(cure palliative).
Spero che queste informazioni possano aiutare ulteriormente Lei e Sua madre.

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Effetti indesiderati della radioterapia dell’esofago

Messaggioda admin » lun 7 mar 2022 12:47

Domanda di MICH

Buongiorno, la domanda concerne un adenocarcinoma dell’esofago con interessamento linfonodale, staging: cT2N+M0 AJCC, grading G3. Il paziente è mio suocero che avrà 80 anni a marzo, ASSENZA di bruciore di stomaco/difficoltà di deglutizione/reflusso. Quali effetti indesiderati o disturbi può realisticamente attendersi dalla terapia: perdita di denti? Nausea? Fatigue? Dolori? Terapia proposta: 5 settimane di radioterapia ogni giorno tranne il weekend, complessivamente 45-50 Gy a seconda della tollerabilità e della valutazione del radio-oncologo. Chemioterapia tramite infusione di carboplatino + paclitaxel a bassa dose (5 somministrazioni nella clinica diurna). L'oncologo ha detto: «Le posso nuovamente confermare che il trattamento in generale è molto ben tollerato, senza comportare grandi limitazioni nella vita quotidiana». Grazie dell’attenzione

Risposta di Fabiola In-Albon, infermiera SUP con specializzazione in area oncologica

Buongiorno MICH,

Suo suocero deve sottoporsi a una radioterapia di cinque settimane e a una chemioterapia. Lei desidera sapere quali effetti indesiderati possono realisticamente avere queste terapie.
Le rispondo volentieri in merito ai possibili effetti indesiderati di una radioterapia dell’esofago.
Può manifestarsi un lieve arrossamento della pelle nel campo di irradiazione: Suo suocero può curarlo con una lozione idratante come per esempio Excipial Hydro. Può comparire una lieve nausea se lo stomaco è incluso nel campo di irradiazione; può essere d'aiuto un'alimentazione leggera e ben digeribile senza cibi che provocano meteorismo. Può capitare che la mucosa dell’esofago sia lievemente irritata dai raggi, e l’irritazione può provocare dolore e/o bruciore di stomaco: contro questi disturbi il medico curante può prescrivere dei medicamenti a Suo suocero.
Nell’opuscolo
«La radioterapia» trova informazioni utili su questa forma di terapia e i relativi effetti indesiderati.

La stanchezza patologica (fatigue) è un sintomo che può comparire in molte persone colpite dal cancro. Fare passeggiate quotidiane di 20-30 minuti può aiutare a sopportarla meglio. Nell'opuscolo
«Senza forze»ma anche nell’opuscolo appena citato «La radioterapia», a partire da pagina 35 trova suggerimenti pratici per gestire la fatigue.

La radioterapia dell’esofago non provoca la perdita di denti.

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A che cosa devo prestare attenzione prima e dopo la radioterapia?

Messaggioda admin » lun 7 mar 2022 12:52

Domanda di Brike

Gentili signore e signori,
ho un cancro del seno e devo sottopormi a radioterapia, ogni giorno per 4-6 settimane.
A cosa devo stare attenta prima e dopo la radioterapia?

Grazie della risposta.

Cordiali saluti
B. K.

Risposta di Fabiola In-Albon, infermiera SUP con specializzazione in area oncologica

Buongiorno Brike,

Lei ha un cancro del seno e desidera sapere a che cosa deve prestare attenzione prima e dopo la radioterapia.

Non deve fare niente di particolare prima o dopo la terapia, a parte prendersi attentamente cura della pelle. La cura della pelle è importante prima, durante e dopo la radioterapia.

Prima è fondamentale che la ferita operatoria sia guarita bene. Probabilmente Le hanno raccomandato una pomata idratante o un olio per la cura della pelle del seno. Usi questo prodotto fino all’inizio della radioterapia. Durante la radioterapia stessa è meglio usare una lozione idratante. L’équipe curante gliene consiglierà sicuramente una, altrimenti può acquistare ad esempio l’Excipial Hydrolotion.
Nell’opuscolo
«La radioterapia» a partire da pagina 37 può leggere informazioni su come prendersi cura della pelle durante una radioterapia.

Dopo la radioterapia può continuare ad applicare la lozione idratante finché la pelle è ancora arrossata. In seguito può passare nuovamente a creme idratanti se la pelle è secca. Dopo una radioterapia è importante non esporre al sole la pelle irradiata.

Prima di iniziare le sedute di radioterapia, la Sua équipe curante Le darà le informazioni necessarie. Non esiti a rivolgersi a loro per ogni dubbio o domanda.

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Protoni contro il glioblastoma

Messaggioda admin » mar 8 mar 2022 13:45

Domanda di B. F.
Egregio Dottor Notter,
all’inizio di febbraio 2022, a mio padre (1963) è stato diagnosticato un glioblastoma nel centro del linguaggio. È già stato operato ed è stato possibile rimuovere il 95% del tumore. Tra breve lo attendono una chemioterapia e una radioterapia secondo il protocollo Stupp.

Perché i glioblastomi non sono irradiati con protoni (invece che con fotoni) all’Istituto Paul Scherrer?
Con questa tecnica si può aumentare la dose di radiazioni che agisce sul tessuto tumorale, riducendo nel contempo l’esposizione del tessuto sano.

Risposta del Dr. med. Markus Notter, specialista in radio-oncologia
Egregio o Egregia B.F.,
I protoni sono particelle del nucleo atomico con carica positiva che possono essere portati a energie elevate in un acceleratore ad anello e sono utilizzati da più di 70 anni a scopi terapeutici. Questa cosiddetta «terapia adronica» presenta il vantaggio che, a seconda della loro energia iniziale, le particelle sono frenate in una frazione di tempo relativamente breve all’interno dell’organismo e quindi agiscono in un'area molto ristretta. Per piccoli processi ben delimitati, come ad esempio alcuni tumori degli occhi, questa tecnica presenta enormi vantaggi, poiché consente di distruggere il tumore senza perdere l'occhio. Malgrado questi successi noti da tempo, la terapia con protoni non si è affermata poiché il suo grande svantaggio è l'effetto troppo circoscritto: «o tutto o niente», similmente a un'asportazione chirurgica. I tumori maligni come i glioblastomi si diffondono nel tessuto circostante e quindi i loro confini non sono delimitati con precisione, altrimenti si riuscirebbe meglio anche ad asportarli completamente. Attraverso il frazionamento, ossia la suddivisione della dose complessiva necessaria in molte piccole porzioni, è possibile evitare di superare la tolleranza dei tessuti sani sfruttando il fatto che le cellule tumorali sono più sensibili alle radiazioni. Questo meccanismo, però, non è applicabile alla terapia con protoni, mentre la «classica» terapia con fotoni può raggiungere esattamente lo stesso risultato con una pianificazione nettamente migliore, più economica e che tiene conto del movimento. I tentativi eseguiti nel passato di una terapia adronica del glioblastoma con dosi ancora più elevate hanno dovuto essere interrotti a causa dei gravi effetti indesiderati senza alcun vantaggio apparente. Di conseguenza, la terapia con protoni rimane limitata a pochissime indicazioni. Questi casi sono inviati all’Istituto Paul Scherrer da tutta Europa.

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Campi elettrici per i pazienti con GBM

Messaggioda admin » mar 8 mar 2022 13:56

Domanda di B. F.
Egregio Dottor Notter,
all’inizio di febbraio 2022, a mio padre (1963) è stato diagnosticato un glioblastoma nel centro del linguaggio. È già stato operato ed è stato possibile rimuovere il 95% del tumore. Tra breve lo attendono una chemioterapia e una radioterapia secondo il protocollo Stupp.
  • Perché vengono presi in considerazione trattamenti alternativi soltanto dopo la comparsa di una recidiva, malgrado l’efficacia del protocollo Stupp non sia così alta? Secondo le statistiche, il tempo di sopravvivenza medio dopo la diagnosi di glioblastoma si attesta a 12-14 mesi.
  • impiegate più terapie (p. es. immunoterapie, vaccinazioni con virus specifici, combinazione di principi attivi secondo il protocollo CUSP9v3, ecc.)?
    Viene eseguito dapprima il protocollo Stupp e le alternative sono prese in considerazione solo se non ha funzionato o in caso di recidiva?
Risposta del Dr. med. Markus Notter, specialista in radio-oncologia
Egregio o Egregia B.F.,
grazie delle Sue domande molto ben argomentate. Cercherò di rispondere nel migliore dei modi.

Per Suo padre è ora prevista una radiochemioterapia postoperatoria secondo il «protocollo Stupp». In questo contesto è importante soprattutto il cosiddetto «stato di metilazione», che viene determinato dai patologi. La presenza di una metilazione dei promotori genici significa che le capacità di autoriparazione delle cellule tumorali sono limitate e la risposta alla terapia è nettamente migliore. Lo stato di metilazione del tumore è un’informazione che Lei o Suo padre può ottenere dai medici curanti. In caso di stato di metilazione positivo, la strategia terapeutica proposta rimane una delle opzioni migliori. Se invece è negativo, purtroppo tutti gli approcci terapeutici attualmente conosciuti non sono in grado di migliorare concretamente la prognosi.

Tutte le possibilità che ha citato non sono ancora strategie terapeutiche collaudate, alcune sono ancora nella fase sperimentale, e anche le conoscenze sui possibili effetti indesiderati sono incomplete. Perciò si tratta di terapie che possono essere valutate solo in studi clinici. Lo stesso discorso vale anche per l’assunzione di prodotti a base di curcuma o incenso o di funghi, di cui si sente spesso parlare. Anche in questo caso i primi indizi di un possibile successo non sono stati confermati, presumibilmente ci si può attendere al massimo piccoli miglioramenti. Molto più promettente appare la terapia con i campi elettrici permanenti emessi da antenne montate su una cuffia, che sembrano rallentare la crescita delle cellule tumorali o arrestarla temporaneamente. Si stanno facendo tentativi di combinare questa tecnica con l'attuale radiochemioterapia già in una fase precoce. Bisognerebbe somministrare contemporaneamente ogni terapia dall’efficacia nota o possibile, come suggerisce Lei? Da un lato si potrebbe ottenere un effettivo miglioramento, dall’altro la situazione potrebbe non cambiare o persino peggiorare, con l’eventualità di un accumulo considerevole di più effetti indesiderati. Inoltre si pone la questione della fattibilità. Non esiste una risposta chiara. Tuttavia, ogni paziente è libero di provare tutto ciò che gli dà speranza e in ogni modo dovrebbe esporre i suoi desideri all’équipe curante.

La situazione di Suo padre non è facile e per questo ammiro molto il Suo impegno e la capacità di mantenere un atteggiamento realistico di fronte alla situazione. È un bene che in un punto critico come il centro del linguaggio i chirurghi siano riusciti almeno ad asportare la maggior parte del tumore, spero senza troppe limitazioni della qualità di vita di Suo padre. Presumo che Lei possa partecipare ai colloqui tra Suo padre e i medici curanti, da un lato per sostenerlo, dall’altro per ottenere da loro un aiuto e risposte alle Sue domande. Auguro a Lei e soprattutto a Suo padre che le terapie proposte riescano a influire positivamente sul decorso della malattia.

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Studio clinico per il glioblastoma

Messaggioda admin » mar 8 mar 2022 14:07

Domanda di B. F.
Egregio Dottor Notter,

all’inizio di febbraio 2022, a mio padre (1963) è stato diagnosticato un glioblastoma nel centro del linguaggio. È già stato operato ed è stato possibile rimuovere il 95% del tumore. Tra breve lo attendono una chemioterapia e una radioterapia secondo il protocollo Stupp.

Come si accede agli studi e quali sono i motivi per un rifiuto? Si può «contestare» un rifiuto di inclusione?

Risposta del Dr. med. Markus Notter, specialista in radio-oncologia
Egregio o Egregia B.F.,
  • a) A seconda del centro in cui viene curato un paziente, potrebbe essergli prospettata la partecipazione a studi in corso adatti a lui. La persona può anche farne richiesta di propria iniziativa: di solito i responsabili degli studi sono felici delle adesioni spontanee. Un ostacolo è rappresentato dalle commissioni d’etica, che valutano e autorizzano tutti gli studi clinici. Anche se uno studio è autorizzato in un centro, la partecipazione in altri centri può non essere consentita senza l’autorizzazione delle commissioni d’etica locali. Questo serve anche per proteggere i pazienti.
  • b) Possono esserci vari motivi per un rifiuto:
    • il paziente non soddisfa i criteri di inclusione;
    • esistono controindicazioni;
    • lo studio è impraticabile per il paziente;
    • le già menzionate ragioni amministrative, come la mancanza dell’autorizzazione di una commissione d’etica, ecc.
    Dato che i motivi sono chiari, un rifiuto è praticamente «inappellabile».


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