2016 - Cancro del polmone


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2016 - Cancro del polmone

Messaggioda admin » mar 1 nov 2016 12:35

Il prof dott. Adrian Ochsenbein, pneumologo dell’Inselspital di Berna, risponderà alle Sue domande:


Le presenti risposte sono una presa di posizione di carattere generale. Non si può infatti sostituire la consulenza personale con il parere di uno specialista qualificato in medicina. Se in un articolo vengono citati determinati medici, impianti terapeutici o prodotti, ciò non avviene a titolo di pubblicità o di raccomandazione, ma va inteso semplicemente come accenno ad altre fonti informative.

Alcune domande e risposte sono state tradotte in un’altra lingua nazionale. Se dovessero sorgere domande o ambiguità, favorite rivolgervi alle consulenti specializzate della Linea cancro. Numero gratuito 0800 11 88 11 oppure e-mail helpline@krebsliga.ch



Domanda di Rellek:
Buongiorno, a mia madre di 73 anni è stato scoperto per caso, con un altro esame, un cancro del polmone. Al momento non ha alcun disturbo o sintomo della malattia. Fisicamente sta bene. Eppure ha un carcinoma al polmone a piccole cellule. Non ha ancora metastasi visibili. In un lobo polmonare sono visibili tre tumori, il più grande di 2,5 cm. Il medico ha prescritto la radioterapia per ridurre il tumore, ma non la chemioterapia. La chemioterapia sarebbe necessaria soltanto alla comparsa di disturbi, come cura palliativa. Ma la chemioterapia non serve prima? Oppure sarebbe così pesante da compromettere la qualità di vita di mia madre? Non ci sono possibilità di guarigione? È davvero così nel caso del carcinoma a piccole cellule? La ringrazio per la risposta.

Risposta del Prof. Ochsenbein:
Buongiorno Rellek,
Sua madre è affetta da un carcinoma polmonare a piccole cellule che secondo la Sua descrizione è stato diagnosticato in uno stadio precoce. Il medico curante ha proposto solo la radioterapia. Lei ora chiede se Sua madre non abbia più possibilità di guarire e perché non le è stata prescritta la chemioterapia.
Riguardo alla terapia proposta a sua madre, è difficile esprimersi senza conoscere esattamente i fatti. In generale si può affermare che la chemioterapia è la terapia standard per il carcinoma del polmone a piccole cellule e che nei primi stadi viene associata alla radioterapia. Se diagnosticato in questi stadi precoci, il cancro può essere curato in una parte dei casi.
Parli con Sua madre della terapia proposta. Con il suo consenso potrà rivolgersi all’oncologo curante, che conosce la storia clinica di Sua madre e potrà spiegarle perché ha proposto soltanto la radioterapia.
Sua madre ha anche la possibilità di richiedere il secondo parere di uno specialista, ad esempio presso un ospedale universitario.



Domanda di Momo:
Buongiorno signor Ochsenbein.
Lavoro in una falegnameria da 13 anni, dove sono a contatto con tanta polvere di legno, colle ecc. Non sempre metto la mascherina. Dovrei sottopormi ad analisi? Se sì, indicativamente quali sarebbero i costi?
Cordiali saluti, Momo

Risposta del Prof. Ochsenbein:
Buongiorno Momo,
Lei lavora in una falegnameria, dove è esposto a diverse sostanze. Viene anche a contatto con particelle di polvere di diversi tipi di legno e di diverse dimensioni. Lavora anche con colle. In linea di principio è consigliabile utilizzare una maschera per proteggere le vie respiratorie dalle particelle. Tuttavia, Lei dice che non la indossa sempre. È utile farsi visitare dal medico di famiglia non appena si riscontrano sintomi, soprattutto a carico delle vie respiratorie.
Al momento in Svizzera non sono previsti esami preventivi per il cancro del polmone. Parli della Sua situazione specifica con il Suo medico di famiglia per definire gli eventuali passi da intraprendere.

Per informazioni più precise sulle polveri fini e sulla prevenzione, La invito a visitare il
sito della Suva, che mette a disposizione online una scheda informativa sul tema dell’inquinamento dell'aria e delle polveri fini (disponibile in tedesco).
Per la scelta della maschera di protezione delle vie respiratorie e del filtro si devono considerare tre fattori: il tipo di polvere, la concentrazione nell'aria sul posto di lavoro e i valori limite stabiliti dalla Suva relativamente alla concentrazione delle sostanze nocive nell'aria. Su
questo argomento la Suva ha redatto un Promemoria.
La posizione della Suva sulla prevenzione nel settore della medicina del lavoro è disponibile al questo
link.


Domanda di Gipsy:
Buonasera, dopo svariati esami, radiografie e TC, a marzo mi è stato diagnosticato un cancro al polmone! Mi hanno prescritto chemioterapia e radioterapia. Ho fatto 33 sedute di radioterapia e 2 cicli di chemio! Dopo le ultime terapie il tumore si è ridotto di quasi la metà. Secondo il mio oncologo, il successivo test della funzione polmonare è andato molto bene per la mia età. Però, adesso mi è stata consigliata un’operazione per asportare almeno il 50 per cento del polmone destro! Aggiungo che sono in cura presso l’ospedale universitario Chulalongkorn di Bangkok perché vivo in Tailandia da 33 anni. La mia domanda è: data la mia età (68 anni) il rischio è alto? Devo davvero operarmi?
P.S.: finora non mi hanno ancora trovato metastasi.
Cordiali saluti, Gipsy

Risposta del Prof. Ochsenbein:
Buongiorno Gipsy,
grazie per la Sua domanda. Dopo aver completato con successo i cicli di chemioterapia e le sedute di radioterapia, i medici dell’ospedale universitario di Bangkok intendono sottoporla a un intervento chirurgico. Lei chiede se l’intervento sia necessario visto il successo del trattamento e se potrebbe comportare un rischio più alto considerata la Sua età. Alla domanda sul rischio legato all'età è difficile rispondere a distanza, senza disporre di informazioni sul Suo stato di salute e su eventuali altre malattie. Se lo stato di salute generale è buono, l’età da sola non dovrebbe rappresentare una controindicazione per l’operazione.
Per certi tipi di cancro del polmone, dopo una chemioterapia preliminare (chiamata «chemioterapia neoadiuvante») l’intervento chirurgico è il trattamento più efficace. In altre situazioni, invece, dopo una radioterapia a scopo curativo (quando si prevede una guarigione) l’operazione può essere controindicata. In caso di tumori localizzati in stadio avanzato senza evidenza di metastasi, l’intervento chirurgico a scopo curativo può assolutamente costituire una valida possibilità di trattamento. Questa, tuttavia, è soltanto una risposta generica. Se desidera un secondo parere in un ospedale universitario qui in Svizzera può rivolgersi all’Inselspital di Berna o a un altro ospedale universitario. Le collaboratrici della
«Linea cancro» saranno liete di fornirle i recapiti.


Domanda di khairi:
Dal 2015 circa, diversi medici in Svizzera mi dicono che ho la IBF... Da aprile 2016 circa parlano di un piccolo tumore al polmone destro... di 2 x 2,5 cm... Ma che cosa ho? Cancro e IBF e reumatismi e forse BPCO... Grazie e a presto. khairi

Risposta del Prof. Ochsenbein:
Buongiorno khairi,
se ho interpretato correttamente il Suo messaggio, Lei è in cura o ha consultato diversi medici dal 2015. Oggi non sa ancora esattamente di cosa soffre. È difficile vivere con questa incertezza.
Per «IBF» intende forse la fibrosi polmonare idiopatica, in breve IPF? L’IPF può rendere difficile la diagnosi. Il polmone si cicatrizza limitando fortemente le funzioni polmonari.
Si rivolga ai medici che la stanno seguendo. Il primo referente può essere il medico di famiglia, che riceve tutti i referti e i documenti dei medici coinvolti.



Domanda di Hope46:
Mia moglie è stata colpita da un cancro incurabile della vescica, che di recente ha formato le prime metastasi nel polmone e nel fegato. All’inizio la chemioterapia con Gemzar ha dato risultati incoraggianti, che però non hanno trovato conferma sul lungo termine. Siamo passati all’immunoterapia, ma invano. Siamo quindi tornati alla chemioterapia con Javlor, ma mia moglie non l’ha sopportata. Al momento sta di nuovo molto bene fisicamente. Desideriamo mantenere la qualità di vita il più a lungo possibile. Cosa mi consiglia? Esistono altri trattamenti chemioterapici più tollerabili con maggiori possibilità di successo? Per cercare di mantenere la qualità di vita dobbiamo rivolgerci alla medicina complementare? Omeopatia, fitologia, agopuntura?

Risposta del Prof. Ochsenbein:
Buongiorno Hope46,
mi fa piacere sapere che al momento Sua moglie si senta bene.
Voi desiderate mantenere questa buona qualità di vita il più a lungo possibile.

Senza consultare la cartella clinica di Sua moglie non mi è possibile proporre una terapia. In linea di massima posso dire che nella maggior parte dei casi non ha senso effettuare una quarta linea di terapia con un ulteriore farmaco citostatico. Le prospettive di successo con altri tipi di chemioterapia sono solitamente basse. Nel caso specifico di Sua moglie, le consiglio di rivolgersi al Suo oncologo oppure, se desidera un secondo parere, alla Linea cancro, che le fornirà un elenco dei centri oncologici con i relativi indirizzi.
L’obiettivo di ogni ulteriore terapia deve essere quello di mantenere la qualità di vita, nello spirito della medicina palliativa. Non è chiaro se, e in quale misura, la medicina complementare possa essere utile.

Le seguenti strutture offrono consulenza ai pazienti oncologici interessati alla medicina complementare:

Istituto di medicina complementare, Università di Berna (IKOM)
Istituto di medicina complementare e integrativa, Ospedale universitario di Zurigo (IKI)
Centro di medicina integrativa, Ospedale cantonale di San Gallo


Domanda di idieh:
A mio marito (58 anni) a fine maggio è stato diagnosticato un adenocarcinoma G3 con metastasi al cervello. È stato colpito da forte emiplegia destra e soffre di attacchi epilettici, per cui ora prende il Keppra. Luglio: 10 sedute di radioterapia (a tutto il cervello). L'emiplegia è parzialmente scomparsa, ma ha forti mal di testa. Non ha sopportato la chemio. A metà settembre ha assunto per la prima volta l’Avastin; dopo l’infusione gli è venuta un’embolia polmonare, ma non ha più mal di testa. Abbiamo potuto ridurre il cortisone. Grazie agli anticoagulanti è riuscito a sottoporsi anche a una seconda infusione di Avastin. La scorsa settimana ha avuto la febbre alta, dolori ai polmoni e al petto e forti dolori ai fianchi, ecc. In ospedale (radiografia) hanno rilevato una lisi del tumore. Ieri ha avuto la prima infusione di Optivo. Stanotte ha avuto un attacco epilettico (al braccio destro). Gli ho dato il Temesta. Ora dorme profondamente e suda. Domanda: può essere un effetto collaterale di Optivo? Il fatto che Optivo prolunghi la vita significa che migliora anche le condizioni di vita? La lisi del tumore è un buon segno? Cosa dobbiamo aspettarci? La ringrazio per la sua risposta.

Risposta del Prof. Ochsenbein:
Buongiorno idieh,
da maggio sa che Suo marito è affetto da un adenocarcinoma polmonare di grado 3.

Cercherò di rispondere alle Sue quattro domande in base alle mie competenze:

1) Gli attacchi epilettici possono essere indotti anche dalle metastasi al cervello. Opdivo® (nivolumab) può in teoria intensificare l’infiammazione intorno alle metastasi del cervello e quindi provocare un attacco epilettico tramite l'attivazione del sistema immunitario.
2) Opdivo® aumenta le probabilità di sopravvivenza. Se la risposta è buona, Opdivo® può prevenire la progressione della malattia e quindi attenuarne i sintomi quali paralisi o attacchi epilettici. Questo fa sperare che le condizioni di Suo marito migliorino.
3) La lisi del tumore è naturalmente lo scopo di ogni terapia contro il cancro. Dal punto di vista della prognosi è un buon segno.
4) Per quanto riguarda il probabile decorso della malattia può eventualmente esprimersi l’oncologo curante. Non abbia timore di chiedere un colloquio per farsi spiegare la situazione.

Dalla Sua domanda deduco che stia assistendo Suo marito a casa. Presumo che si sia fatta carico di questo compito volentieri per Suo marito, ma anche che questa responsabilità la metta sotto una forte pressione. Vedere una persona amata che soffre è molto doloroso e triste. Lei sa cosa deve fare in caso di attacco epilettico. Tuttavia questi attacchi possono essere allarmanti. Ha il sostengo che Le serve? Per eventuali domande o altri dubbi può rivolgersi alle consulenti specializzate della
«Linea cancro», che forniscono gratuitamente consulenza e assistenza al telefono oppure online.


Domanda di idir messis:
Buongiorno,
a mio padre è stato diagnosticato un cancro al polmone. Abita in Algeria. Non ha ancora iniziato le terapie. Vorrei prenotargli un appuntamento con uno specialista di cancro al polmone per conoscere le possibilità di terapia a Ginevra. Come fare per ottenere un consulto con un esperto? Ringrazio anticipatamente per la risposta.
Idir Messis

Risposta del Prof. Ochsenbein:
Buongiorno idir messis,
Lei è interessato a un secondo parere medico in Svizzera, se possibile a Ginevra, per suo padre che risiede in Algeria e che è malato di cancro al polmone. Può rivolgersi al
centro di oncologia dell’Ospedale universitario di Ginevra (HUG)


Domanda di Pascal08:
Buonasera professore,
La mia domanda riguarda la radioterapia cerebrale preventiva post-terapia. Ho terminato la terapia nel gennaio del 2014 (cancro a piccole cellule limitato al polmone destro), ma non sono stato sottoposto alla radioterapia per un sospetto di tumore ancora presente. Nel giugno del 2014 risulta che il sospetto tumore residuo è in verità una bruciatura (necrosi) prodotta dalle radiazioni. Quindi nel giugno 2014 è confermata la remissione, ma ancora niente radioterapia perché, secondo il medico, è passato troppo tempo dalla fine del trattamento. Rischio una recidiva di questo cancro a piccole cellule, anche 3 anni dopo? Grazie.

Risposta del Prof. Ochsenbein:
Buongiorno Pascal08,
Grazie per la domanda.
L’irradiazione cranica profilattica (ICP) è indicata nel caso di carcinoma polmonare a piccole cellule allo stadio «limited disease», cioè quando l’invasione è limitata a un lato della cassa toracica (malattia limitata). A quanto pare, non è stata eseguita una ICP a causa del sospetto di un tumore residuo. Sul piano statistico, il rischio di una recidiva intracranica è più elevato, ma dopo tre anni senza recidiva il rischio è basso.

L’obiettivo dell’ICP è di prevenire eventuali metastasi cerebrali. Esso non influisce dunque su una recidiva polmonare.

Il rischio di recidiva di un carcinoma del polmone a piccole cellule è molto variabile e strettamente legato allo stadio di evoluzione del tumore al momento della diagnosi e all’avere smesso o no di fumare. La maggior parte delle recidive si verifica nei due anni che seguono la terapia. Talvolta le recidive possono essere molto più tardive.
Un attento monitoraggio permette di individuare una recidiva. In questo caso viene posta in atto una nuova terapia.

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